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Una frontiera per gli investimenti

In economia a far la differenza sono sicuramente i numeri, e quelli del Kazakhstan parlano piuttosto chiaro: è proprio in questo Paese poco conosciuto e in continuo sviluppo, che una grande fetta d’imprenditori italiani ha deciso di direzionare i propri investimenti.

La Repubblica del Kazakhstan è diventata indipendente dall’Unione Sovietica nel dicembre 1991: prima, lo stato del Kazakhstan era esistito dal 1470. Il 2 marzo 1992 ha aderito all’ONU e il 4 giugno 1992 ha adottato la nuova bandiera nazionale, di colore celeste con un sole raggiante e un’aquila di colore giallo al centro.

Il Kazakhstan è un paese di 16,4 milioni di abitanti tra la Russia, il mar Caspio e la Cina, grande circa 2,7 milioni di chilometri quadrati, il nono al mondo per estensione. La sua capitale è Astana, anche se la città più grande è Almaty. L’aspettativa di vita per gli uomini è di 62 anni, per le donne di 73 anni.

I kazaki sono più della metà della popolazione: poi ci sono i russi, poco più di un quarto, e altre minoranze numericamente più piccole, tra cui uzbeki, coreani e ceceni. Dall’indipendenza del Kazakhstan molti russi sono tornati nel loro paese, soprattutto perché il governo richiede che si superi un esame di lingua kazaka per poter lavorare in aziende e agenzie statali.

La maggioranza dei kazaki, circa il 60 per cento della popolazione, è sunnita, il ramo maggioritario dell’Islam, fortemente represso durante il comunismo. Nel paese ci sono circa 2300 moschee, molte delle quali sono affiliate alla “Associazione Spirituale dei Musulmani del Kazakhstan”, al cui vertice c’è il muftì supremo. Meno del 25 per cento sono russi ortodossi, e ci sono poi altre minoranze religiose.
Nell’ultimo decennio diverse aziende straniere – tra cui quelle italiane – hanno investito molti soldi nel settore petrolifero kazako, specie nelle strutture del Mar Caspio.

In economia a far la differenza sono sicuramente i numeri, e quelli del Kazakhstan parlano piuttosto chiaro, ed è proprio in questo paese poco conosciuto e in continuo sviluppo, che una grande fetta d’imprenditori italiani ha deciso di direzionare i propri investimenti. Il territorio kazako è ricco di risorse, si trova, infatti, al dodicesimo posto al mondo per le riserve di petrolio e al quattordicesimo per le riserve di gas; è il primo paese al mondo per l’uranio e nono per il carbone, dodicesimo per il ferro, tredicesimo per il rame e ventesimo per l’oro.

Il Kazakhstan con il suo territorio di 2,7 milioni di chilometri quadrati è il nono Paese più vasto al mondo e, insieme a Russia e Bielorussia, fa parte dell’Unione Doganale Euroasiatica grazie alla quale gli investitori hanno la possibilità di commerciare senza restrizioni e ostacoli.

Negli ultimi 20 anni, cioè quelli successivi all’indipendenza, ha registrato un tasso di crescita tra i più alti al mondo, e il PIL è cresciuto del 5,9% solo nell'ultimo anno; alla base di ciò il governo che, per attirare investimenti e sostenere lo sviluppo del business, ha eliminato il visto d’ingresso per i cittadini dei principali paesi partner commerciali, tra cui l’Italia, e ha proceduto alla privatizzazione di centinaia d’imprese statali e alla creazione di un nuovo Ministero degli Investimenti e dello Sviluppo. Inoltre ha avviato diversi piani di sviluppo per la creazione dell’industria manifatturiera, la produzione degli alimenti, le infrastrutture, i trasporti e le telecomunicazioni.

Il Kazakhstan si impegna molto anche nello stabilire un rapporto solido con i soci e investitori stranieri, tanto che con l'Italia  é stato firmato un trattato di parentato strategico, che ha lo scopo di rafforzare il nostro interesse economico nel Paese; il Made in Italy, infatti, ottiene molto successo in Kazakhstan, e le esportazioni italiane nel settore abbigliamento, calzature, gioielli, arredo, oggettistica per la casa, articoli da regalo, sono in forte crescita.

Vi é una  legge di agevolazioni fiscali per promuovere gli investimenti esteri, tra cui l’esenzione di 10 anni dall’imposta societaria, l’esenzione di 8 anni dall’imposta sugli immobili, e un congelamento di 10 anni sulla maggior parte delle altre imposte. In più sarà istituito un ombudsman (difensore civico), per tutelare i diritti e gli interessi degli investitori, che otterranno l’esenzione dal pagamento dei dazi doganali, i contributi sui terreni pubblici, i privilegi fiscali per un massimo di 7 anni e delle agevolazioni industriali. Tra Italia e Kazakhstan è in vigore la convenzione per evitare le doppie imposizioni fiscali.

L’importazione di capitale è libera, esiste solo l’obbligo di registrazione dei movimenti di valuta presso la Banca Nazionale.

Interessante è anche il fatto che in Kazakhstan esistano 10 zone economiche speciali (ZES), ed ognuna di queste ha una sua peculiarità, ovvero un elenco di settori prioritari di sviluppo, come ad esempio la zona “Ontustik” a Shymkent impegnata esclusivamente nel settore tessile.

Altri settori ai quali il governo porge particolare attenzione sono anche “l’energia pulita”, la robotica, le nanotecnologie, l’ingegneria genetica in agricoltura e la tecnologia aerospaziale, la lavorazione dei prodotti, la produzione dei materiali edili, l’industria del vetro, l’industria petrolifera e chimica, la metallurgia, l’industria metalmeccanica, la lavorazione del legno e l’industria ittica.

Un’altra grande sfida per il Paese sarà l’Expo che si terrà nella capitale Astana, dal 10 giugno al 10 settembre 2017 dove parteciperanno 100 Paesi del mondo e sarà visitato da cinque milioni di persone. E’ la prima volta che l’Expo si svolge nel Paesi della Regione del Centro Asiatico e Paesi dell’ex Unione Sovietica. Il Kazakhstan quindi è un cantiere aperto, il posto giusto per tutti quegli imprenditori o investitori che cercano ormai da tempo alternative stabili, motivazionali ma soprattutto redditizie al di fuori dall’Italia.
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